PERU’? PERCHE’ NO!

Di Alessio Meliado’

 

(APPUNTI DI UN VIAGGIO PER CASO)

 

 

14/07/2003 Atlanta

Perù? Viaggio nato per caso.

Una mattina mi sono svegliato e ne avevo abbastanza di tolosa e della vita d’oltralpe e allora mi sono licenziato ho prenotato e sono partito.

Ed eccomi di nuovo in vacanza, di nuovo solo. Sarò destinato a viaggiare da solo?

No, forse lo cerco, perché alla fine i “compromessi” per cercare di viaggiare con delle altre persone si possono trovare. Si vede che non sono disposto a cercarli e a farli miei. Egoista? Forse.

 

Il viaggio inizia una domenica mattina a torino, la colonna grigio/blu che si presenta di fronte ai miei occhi in tangenziale sembra vapore di raffreddamento di una delle tante fabbriche dell’hinterland (?) torinese. Invece no, avvicinandosi si vede che il grigio diventa nero e alla base si sviluppano delle fiamme altissime. E’ il deposito di idrocarburi di non so quale fabbrica che brucia.

Ho qualche sospetto di ritardo dei voli e decido di spedire il mio bagaglio a roma anziché ritirarlo a ny. Il volo viene in effetti posticipato. Il tempo passa e le coincidenze pure, mi faccio quindi cancellare da ny e vado direttamente ad atlanta dove dovrei trovare i miei compagni di viaggio e poi proseguire direttamente per lima. Tento con telefonate “svegliatrici” (sono le 6 del mattino di domenica) di avvertire dei miei ritardi, ma tutte sortiscono soltanto l’effetto sveglia e nient’altro.

Al check-in dell’alitalia la bella hostess mi promette di cambiare l’etichetta del bagaglio, perché non avrei più tempo per il ritiro a roma (ormai e’ gia stato imbarcato, lei non lo sa, io neppure) e la vedo scendere sorridendomi con il nuovo adesivo e io rimango tranquillo, anzi non ci penso proprio…

Arrivato a roma la zelante hostess (alessia) della delta mi carica sulla vetturina elettrica e mi costringe a fare tutto di corsa facendomi tagliare le code x i controlli di rito. Io le faccio notare che non ho nessuna fretta perché il volo dalle 11.15 è stato ritardato alle 16.30, ma loro (anzi lei) dice: “Nun te preoccupà ANNAMO!”  E sulle ali dell’ANNAMO mi porta al gate.

Laggiù la tensione è palpabile gli americani sono un po’ infastiditi dall’attesa e il trittico “spagetti, maffia e mandolino” è nell’aria. Ma le hostess della delta si fanno perdonare offrendo il pasto ed avendo dalla loro la simpatia nello sdrammatizzare e nel prendere in giro gli americani in attesa. Ridiamo dunque soprattutto con nicla (grazie di tutto!) e nicoletta con cui sparliamo sull’anello (+ diamantato che abbia mai visto) di una passeggera, il tutto mentre cercano il mio zaino nel frattempo sparito.

Lampo di genio. Penso al sorriso della hostess di torino e la collego ad un’etichetta sbagliata. Il mio zaino dunque dopo essere rotolato inutilmente sul carosello del to-roma sarà finito nell’ufficio oggetti smarriti.

Così sia! La mitica nicla lo recupera alle 16.20 evitandomi una notte aggiuntiva in italia perché vestito così a lima non sopravviverei molto.Alle 16.40 ci stacchiamo da terra.

 

Dopo 10h di viaggio e di sofferenza (odio viaggiare seduto stretto stretto) arriviamo ad atlanta. Al ritiro dei bagagli ci provo: faccio lo gnorri (o meglio l’italiano) e dico di aver perso la coincidenza per lima a causa del ritardo del volo da roma (assolutamente falso perché il lima era previsto il giorno dopo…). L’america e gli americani si sa sono grandi e quindi ricevo ticket su ticket per l’albergo (hilton), taxi, cena e quant’altro. Tutto ciò in compagnia di 2 futuri compagni di viaggio unitisi alla truffa e di un ragazzo di cui non so il nome ma con cui passiamo tutta la serata a bere birre (bud) e a parlare un po’ della vita.

Lui bel moro avvocato affermato (a quanto dice) padovano trasferito a roma mi racconta del suo lavoro importante di fusioni (…) e del suo viaggio a sacramento e a berckley per dei corsi di perfezionamento. Io gli rispondo con i miei racconti di licenziamento e viaggi prenotati di corsa.

Alla fine il mio primo giorno di vacanza lo passo ad atlanta in albergo dormicchiando, navigando un po’ sul web, tuffandomi in piscina e essendo un po’ coccolato dagli albergatori a causa del danno da volo ritardato J. Non ci penso e mi godo la giornata di riposo e di assorbimento del fuso orario.

Il pomeriggio mi imbarco per lima e conosco i miei compagni di viaggio, tranne laura l’unica con la quale ho parlato prima della partenza che ci aspetta già a lima (troppo presto per qualunque tipo di commento o pettegolezzo).

Effettivamente la % maggiore appartiene all’universo femminile, ma non mi pronuncio ancora, loro hanno già fatto gruppo da 2 giorni io invece arrivo ora, mi sento per un po’ come alle feste quando ti presentano 1000 visi, volti, espressioni, voci e alla fine non ti ricordi neanche un nome.

Se non altro a differenza dell’altro viaggio con avventure l’età media è molto ma molto più vicina alla mia anche se continuo ad essere sempre il più giovane.

 

 

15/07/2003 Lima

Arrivati a lima. Anche se è notte il clima preannunciato dalla lonely planet è azzeccato. Nebbia, umido e freddo. Dal caldo romano è un po’ triste ma è solo il primo impatto. Domani sarà peggio.

Sarà il tempo coperto, sempre tipo novembre, sarà l’abbigliamento delle persone non proprio estivo, sarà la non bellezza stessa della città ma l’immagine non è positiva. Immondizia e disordine fanno da padroni.

Lo schema della città è tipico di quelle del sud america (non so, mi ricorda un po’ parigi, vienna, buenos aires, roma, tolosa, londra, san francisco, las vegas, e anche un po’  mondovì… contento luca?): piazza principale chiamata de armas, palazzo del governo con accanto la cattedrale (niente di che). Più bella o almeno colpisce di più è la chiesa di san francisco per le sue catacombe con + di 70000 scheletri e ossa perfettamente conservate, un po’ macabra. Del resto a causa dei terremoti così frequenti in perù è difficile trovare palazzi d’epoca e un aspetto architettonicamente accattivante. Tutti i palazzi sono al max di 2 piani a tetto piano ed in corrispondenza degli architravi e delle porte ci sono cartelli che indicano “ZONA SEGURA EN CASOS DE SISMO” e non c’è come sembrerebbe più logico l’indicazione della “SALIDA DE EMERGENCIA”.

Lima è particolare, non mi viene da dire brutta anche se sarebbe l’aggettivo che più si addice. Allontanandosi dal centro però il brutto è proprio troppo.

Nel quartiere + residenziale vicino alle ville di ricchi è tutto sempre un po’ diroccato, molto lontano dagli standard di “lusso” e bellezza a noi più propri. Il tasso di povertà e di delinquenza deve essere molto elevato tant’è che tutte le finestre hanno le inferriate e nel quartiere “vip” oltre al filo spinato sui muri di cinta compaiono anche linee elettrificate antinvasione.

 

Nel pomeriggio ci allontaniamo dalla capitale lungo la costa alla volta di pisco (nome di un famoso liquore non male). Il paesaggio è sempre più desolante: colline, montagne di favelas, baraccopoli che si fanno spazio fra impressionanti cumuli d’immondizia. Lungo la costa le montagne e le colline sono delle enormi dune di sabbia tempestate di baracche. Sono visibili frane e smottamenti che hanno portato via tutto. L’unico tratto in cui ci sono gli alberi (elementi consolidanti del versante) è in corrispondenza di una piccola fabbrica che si trova ai piedi di una delle dune; guardacaso dove ci sono i $ la sicurezza non manca.

Di fronte alle colline c’è la costa, onde alte, altissime ottime per far surf peccato che siano acque tremendamente inquinate perché i circa 10 milioni abitanti di lima (città fra le più inquinate al mondo) scarichino direttamente o indirettamente i loro rifiuti nel pacifico.

Ciò nonostante d’estate queste spiagge dotate di impianti balneari fatiscenti e piccoli villaggi diroccati sono assaltate dai vacanzieri.

Il viaggio prosegue verso sud fra scenari molto tristi anche a causa del grigiore tipico come già detto della capitale. Qui il sole c’è per 2 mesi all’anno ma la kappa di smog è talmente concentrata da offuscarlo. Per il resto delle stagioni nebbia, pioggia e pioggerelline fanno da padrone. Bella città di merda.

 

Ma io mi domando, perché devo soffrire così i mezzi di trasporto come aerei e pulmann? Perché tutti dormono tranquillamente e io faccio una fatica bestia a chiudere gli occhi e dopo 5 min mi sveglio con qualcosa di addormentato gambe o braccia, ma mai dico mai la testa? Invidio tutti quelli come mia sorella che riescono a dormire e ti dicono pure che il rollio del mezzo culla il loro sonno. Che nervi.

 

Arriviamo a pisco. Città piccola ma anch’essa con la stessa impostazione delle grandi città plaza de armas e via dicendo…

Consumiamo un cena a base di pesce crudo e cipolla in quantità gigantesche. Sarà la causa delle mie prox future corse in bagno? Spero di no ma cmq vedremo.

 

E’ giunta l’ora del: “Come sono i tuoi compagni di viaggio?” Eccovi la risposta.

Siamo in 11: 3 ragazzi e 8 femminucce. Tutte sole (in viaggio) e questo è già un fatto positivo, almeno non si alleano per ostacolare le volontà maschili… (scherzo)

Non le ho ancora conosciute bene ma ho già parlato con qualcuna. Innanzi tutto possiamo stare tranquilli: ci sono 2 medici.

Carolina di parma reparto malattie infettive che da consigli utili su come evitare il cagone e donatella conosciuta un po’ di più oggi a pranzo neurochirurgo di modena (ciao mendo) che è stata tempestata di domande per farmi descrivere un intervento al cervello: come si agisce, con che dose d’istinto e con quanta esperienza basata su altre situazioni simili. Alla fine mi sembrava contenta delle domande e io contento delle risposte. Con la tranquillità legata alla mancata presenza del camice e all’eccessiva presenza di tempo ho potuto porre tutte le domande ad un chirurgo, comprese le più cazzate, tipo: come incidi? E come apri il cranio? E come sai dove intervenire? E il sangue spruzza? (no, questo non l’ho chiesto). 

La capogruppo è laura di roma sulla trentina insegnate di educazione fisica. Molto vivi e lascia vivere molto spartana e selvaggia è proprio il primo pensiero che mi viene in mente vedendola. E mi è piaciuto, a me piacciono le persone selvagge.

Come potete immaginare sono stato eletto cassiere del gruppo, beh sapete le vecchie abitudini vengono fuori alla lunga…

Passiamo agli ometti. Gabriele (41enne) di desenzano del garda insegnante di inglese sposato ma senza moglie al seguito. Voleva fare a tutti i costi il viaggio in perù ma la moglie non poteva causa altitudine e gli ha firmato il lasciapassare (come fantozzi). La chiama tutti i giorni (fino ad ora) che carino..

Roberto, coetaneo di gabriele (veneziano zona san marco come specifica lui) lavorava per il coni, adesso ½ disoccupato come il sottoscritto ma con un altro lavoro (un negozio? Non ho ben capito. Poco importa). Molto ma molto simpatico.

Mimma di monza. Strana, simpatica piacevole, direttore del personale alla kodak di cinisello balsamo, facciamo dei lunghi discorsi seri alternati da immani cazzate. Con le altre non ho ancora avuto modo di parlare, ma mi sembrano un po’ più strane… Vi riferirò nei prox giorni.

Domani gita alle isole ballestas e alla penisola di paracas per la visita naturalistica alle colonie di leoni marini e cormorani. Vado a nanna. Il jet lag non l’ho ancora ben recuperato.

 

16/07/2003 Pisco - Ica

Oggi scrivo da un bellissimo hotel composto da camere/appartamenti in perfetto stile peruviano ognuna con il proprio cactus immenso e verdissimo, non come i nostri un po’ sbiaditi oltre che carissimi. Sono seduto su una classica panca che si trova sotto il tipico portico da cui non godo il tipico fresco ma subisco il gelo.

Ci siamo svegliati presto. Si pensava che allontanandosi da lima il tempo fatto di nebbie e grigio migliorasse e invece niente.

Non riesco a dormire, sono andato a letto all’1 e alle 4.15 ero già in piedi anche grazie al casino che hanno fatto in strada. Siamo in un paesino dimenticato dalla civiltà e questi che cazzo fanno con i loro taxi-ape in giro alle 4 del mattino? Non l’ho capito ma ho visto che qui come in moltissimi paesi meno sviluppati il taxi (soprattutto collettivo) sia usatissimo forse a causa della mancanza dei trasposti pubblici e perché no grazie anche al basso costo.

 

A proposito di costi, ad atlanta mi hanno sequestrato le forbicette per le unghie e allora a lima le ho rimpiazzate con una lima… (simpatico eh?) no con un altro paio. Le ho trovate a 25 soles (circa 7 $). Il prezzo è onesto. Peccato che contemporaneamente abbia pagato il pasto ad un self service x nove persone circa 35 soles. Conclusione: i peruviani non si tagliano le unghie, oppure non gli crescono o forse molto più semplicemente se le mangiano.

 

A pisco girovago un po’ e capito in un mercatino in una strada sterrata e fangosa in cui viene venduto di tutto: frutta, vestiti, detersivi con un disordine e un miscuglio di generi impressionante. Vendono delle papaie grandi come angurie e anche quei frutti che nascono nel giardino dei miei nonni (“anone” non so se il nome commerciale sia lo stesso), sembrano modificati geneticamente. Sono enormi.

Cammino con roberta simpatica psicologa (se ho ben capito) di biella che appartiene all’altro gruppo. Sì perché ci sono 2 gruppi di 11 persone. Noi sembriamo + scafati e strani almeno in apparenza. La loro capogruppo sembra la classica prof di italiano accompagnata da 2 coppie: una di milano e una di modena con una differenza di quasi 15 anni (lui 25 lei 41); strani a vedersi, ma come si dice: contenti loro… Poi c’è franco un altro professore (su un totale di 22 ci sono 11 prof, bella media) che è un baby pensionato ha circa 45 ed è 10 che è in pensione. A dir suo ha buttato via la sua vita. Viva l’ottimismo!

Infine ci sono un ragazzo di biella giornalista e roberta, quella del mercato, piccola sulla 40ina un po’ pazza e molto energica, strana.

Parliamo e poi attacca un discorso sessuale dicendo che appartiene al mitico club dei 10000 (quelli che “lo famo strano” sull’aereo, ma occhio non nella ritirata). Ma a me cosa me ne frega? Niente, ma cmq è simpatica.

E’ sempre bello viaggiare con delle persone che non si conoscono perché ti confronti, perché si è tutti + disponibili, - prevenuti e un po’ + egoisti (nel senso faccio un po’ quello che voglio) ma contemporaneamente aperti nei confronti delle richieste altrui. Un ottimo compromesso che ti porta a legare con le persone.

 

Lasciamo pisco e ci dirigiamo sulla penisola di paracas x la gita alle isole ballestas. Fa freddo, il sole non ha ancora fatto capolino dietro le nuvole ma è già + chiaro degli altri giorni quindi fiducia. Mentre circumnavighiamo la penisola si staglia alla nostra sinistra il famoso candelabro.

Incisione (160 m altezza 60 di larghezza) su di una collina perfettamente conservata perché sottovento. Chi ha fatto ciò e perché è un mistero tutt’ora irrisolto come le linee di nazca che sorvoleremo domani. Le risposte sono molteplici fra cui gli extraterrestri. Accettiamo questa. Indubbiamente la più misteriosa.

Il barcaiolo tipico indio (anche se non bisogna dirlo perché è un’offesa (grazie lonely…)) dice tutto fiero che il perù sia il primo esportatore di guano al mondo.

Complimenti.

Il modo in cui lo dice e al pensiero a che cosa sia effettivamente il guano fa sorridere. Sono fieri di essere di essere il 1° paese produttore ed esportatore al mondo di merda. Il guano invece è uno fra i migliori fertilizzanti e dall’odore che circonda le isole mi vengono i liquidi fertilizzanti da vaso che vendono ai supermercati. La stessa puzza.

Una volta pietrificato viene “grattato” con degli speciali arnesi e raccolto ogni 10 anni. E’ prodotto da una colonia di 200000 cormorani che convivono su queste isole dal colore rosa (una volta) con migliaia di leoni marini e con dei graziosissimi e pinguini.

Torniamo sulla terraferma completamente asciutti a dispetto di quanto pensato prima di partire: “copriamoci bene e portiamoci il cambio” forse è tutto vero quando c’è il mare mosso, ma per oggi, fortunatamente, il cambio è rimasto nello zaino. Soddisfatti della gita, contenti per avere avvistato per la prima volta nella vacanza il sole, e dopo aver fatto la pipì (i colpi del motoscafo per 2 h hanno messo a dura prova le nostre vesciche) si parte alla volta di ica. Sempre + a sud.

Oramai il sole e il deserto sono entrati nei nostri paesaggi.

A ica visitiamo il museo inca della città: oltre a del bel vasellame (alquanto strano) ci sono anche delle mummie e teschi perfettamente conservati. Aveva il popolo nazca un’usanza molto bizzarra e anche un po’ orripilante. Pensava che la forma allungata del cranio fosse esteticamente piacevole e quindi modellavano la testa dei bambini costringendolo fra 4 tavolette. I risultati sono abbastanza impressionanti: ci sono dei teschi completamente deformati con delle fronti, non so se chiamarle ancora così o definirle soltanto superfici di scivolamento, alte quasi una spanna. In aggiunta a tutto ciò praticavano la trapanazione del cranio per studiare il cervello su persone viventi. Oggi chiederò a donatella le tecniche di trapanazione del cranio senza danneggiare il cervello e poi vi racconterò.

Lasciato il museo ci dedichiamo alla prima attività ludica del viaggio. Surf sulla sabbia.

Come già detto la costa centrale del perù è interamente desertica. Vicino ad ica c’è un’oasi circondata per km e km da dune di sabbia altissime dalle forme più diverse.

Scenario molto ma molto simile ai più classici deserti africani, ma a differenza di laggiù (almeno per quanto riguarda la mia esperienza) è più facile surfare sulla sabbia perché l’attrezzatura non è quella classica da sci o da surf da neve ma sono delle semplici tavolette di formica sagomate ad hoc che vengono sciolinate (in realtà è una semplice candela che viene strusciata sul fondo) consentendo di raggiungere velocità folli. Ho provato all’inizio a scendere in piedi (ho fatto come bell’ezio: alla domanda del tipo “ma tu sai andare sul surf?” io convinto gli rispondo: “certo vado anche sulla neve” (mai fatto) lui allaccia le caviglie e mi spinge.

Secondi in  cui sono stato in equilibrio: 1 forse 2 dopo delle belle testate ho preferito scendere in un perfetto stile slittino.

Fighissimo ci siamo superdivertiti anche perché le pendenze sono impressionanti (quasi verticale) ma l’immensità delle dune e la morbidezza della sabbia trasformano la paura in esaltazione.

Eravamo io roberto e carolina mentre gli altri hanno preferito restare ai bordi dell’oasi la cui acqua dovrebbe avere delle proprietà termali (a me faceva un po’ schifo). Il laghetto è microscopico e tutto il paese sarà come 2 o 3 isolati di una città normale, le attrezzature turistiche di questo posto sono molto datate. Affittano anche le classiche macchine per andare sulla sabbia a 2 posti (non ricordo come si chiamino), peccato non averle provate mi sarei divertito (chiave ti ho pensato!).

 

Lasciate le dune alle spalle ci dirigiamo verso nazca zona dalla quale domani prenderemo dei piccoli aerei per sorvolare le famosissime linee. Il viaggio passa x la panamericana che parte se ho capito bene dal messico e arriva fino in cile. I paesaggi e gli scenari che si susseguono sono emozionantissimi: distese desertiche infinite, canyon strettissimi e immense vallate verdi. Tutto è condito dalle risate, picnic e dalle chiacchiere che si fanno fra noi. E’ un bel gruppo estremamente eterogeneo. Ci confrontiamo sulla maggior parte di argomenti, in più grazie al lettore del pulmino ed ai cd portati ci sollazziamo anche con della buona musica.

Le persone soprattutto quando sono sole diventano estremamente più aperte hanno meno inibizioni sono molto meglio disposte nei confronti del prox, del resto le emozioni che stiamo vivendo aiutano ad unire gli animi temporaneamente + delle amicizie. Di questo ho parlato con andrea (ti ricordi?) in una telefonata kilometrica nel luglio 2001 quando volevo andare in america da solo.

Arriviamo a nazca cena e poi nanna. Cena condita con una birra “negra” che ho trovato molto più dolce della tradizionale e del tutto simile alla gassosa al caffè che bevevo da piccolo in calabria.

 

16/07/2003 Nazca

Siamo dunque arrivati al sud. Quel sud del perù che è conosciuto in tutto il mondo x i suoi posti come il lago titikaka o il machupicchu.

Si parte con il volo sulle linee di nazca, fantastico ma aspettato un sacco di tempo causa scarsa visibilità. Dalle 8 alle 9, 10, 11 ma questo ci ha consentito di rilassarci un po’ in piscina e prendere un po’ di sole nel nostro bell’albergo in cui c’era anche un piccolo zoo composto da una tartaruga, una coppia di lama e il mitico guanaco (quegli animali sbranarti dai condor… ricordi mendo?).

Il dilemma adesso è: fare colazione? Oppure resistere fin dopo il volo? Vi spiego: il volo consiste nel sorvolare le linee con un piccolo cesna. Di per se non ha nulla di particolare, dura circa 1h, sole e visibilità perfetti (altrimenti le linee non si vedono). Il problema sta nel fatto che per avvistare le famose forme bisogna compiere spirali mantenendo le ali perpendicolari al terreno e effettuarle a destra e sinistra per accontentare i due lati dell’aereo. Anche questo non è un problema e non è peggio di una normale montagna russa.

Ma qui casca l’asino. Il turista è d’obbligo che faccia le foto. Avete mai provato a fare delle foto da un’automobile in movimento? Magari mentre sta facendo una bella strada di montagna? Beh, fatelo e poi capirete perché la maggior parte delle persone che hanno mangiato deve correre al bagno appena scesa dall’aereo.

Il dilemma è stato risolto così. Se è destino è destino.

Abbiamo quindi consumato (neanche a farlo apposta) la migliore colazione fino ad oggi accompagnata da una spremuta fresca (assomigliava di + ad un frullato) di papaia, banana e mango. Una bontà. 

Insomma alla fine decolliamo io mimma gabriele (belli pieni) e il comandante che sembra un po’ poncharello dei “chips”. Le linee sono bellissime, forme superstrane: dalle balene alle scimmie passando dal colibrì al drago, al cane. Veramente particolare vedere questo altopiano ricoperto di solchi che solo dall’alto prendono forma e diventano delle splendide figure.

E la domanda: Perché? Viene da porsela. Una matematica tedesca (maria reich) ha dedicato tutta la sua vita allo studio di queste forme cercando di scoprire il chi il come e il perché. Come? Camminandoci di fianco non si vede assolutamente nulla. Sembrano dei sentieri larghi circa 1.5m in cui sono state sposate e ammucchiate le pietre ai lati in maniera del tutto casuale mettendo a nudo il bianco del sottosuolo calcareo. Perché? le motivazioni sono molteplici ma la più accreditata è quella del calendario astronomico, la più fantasiosa è quella degli extraterrestri. Ma alla fine vedere queste forme immense, bellissime e superfantasiose (speriamo siano venute le foto) è stata un’emozione.

Per riuscire a fotografare l’alcatraz meglio ho chiesto a poncharello di rifare la spirale dal lato destro. Lui vira lasciando l’ala perpendicolare al suolo. Lì per li è tutto ok ma subito dopo la testa comincia a girare forte e la nausea aumenta di colpo, fortunatamente è l’ultima figura e poi si torna diritti diritti all’aeroporto.

 

Ancora 10 min di relax in piscina per prendere un po’ di colorito, non di abbronzatura, ma per tornare al colore normale dopo il pallore del volo.

In mezzo ad un deserto di cave d’oro e di rame che colorano le montagne di sfumature ocra bellissime sorgono 500 tombe pre-inca arriviamo a chauchilla. La maggior parte delle tombe sono state visitate dai tombaroli saccheggiandone l’oro e profanando le mummie poiché l’oro che veniva nascosto all’interno dei corpi principalmente in bocca.

I corpi, quelli interi, sono perfettamente conservati, le donne hanno i capelli, che raggiungevano la lunghezza di circa 3m secondo una tradizione peruviana, ancora al loro posto. Sono anche visibili le mummie dei neonati talmente ben conservate che è possibile distinguere le unghie sulle dita dei piedi. Impressionante.

Delle 500 tombe sono esposte al pubblico soltanto una decina, delle altre si intuisce la posizione e le dimensioni perché in corrispondenza di ognuna il terreno presenta un piccolo avvallamento riempito dalla sabbia trasportata dal vento.

Dopo questa sosta nel deserto cominciamo un viaggio allucinante: 12h per fare circa 400km.

Lungo la costa i paesaggi sono mozzafiato e si passa dal deserto con un niente a 360° ad una zona costiera formata da canyon spettacolari, rocce affioranti, litorali a strapiombo e paesaggi lunari. La strada sale, scende, poi si riarrampica per superare delle piccole montagne. Doppiamo molti camion che viaggiano verso arequipa (seconda cittadina del perù) che è la nostra meta.  Per questi camionisti il viaggio deve essere una vera avventura, per ore si incontra nulla fuorché gabbiani, deserto e onde altissime paradiso di qualunque surfista. Ogni tanto ci si imbatte in qualche villaggio costituito per lo più da baracche con stazioni di servizio e officine piuttosto improvvisate.

Ci fermiamo per una pausa caffè in una valle costeggiata da ulivi secolari. Scendiamo dal pulmino e veniamo assaliti da uno sciame di bimbi scalzi. C’è chi chiede qualcosa , chi ti offre delle olive e chi ti guarda e basta. Il tempo di consumare un caffè, comprare delle olive utilizzate come aperitivo poco dopo, vedere sgozzare due polli e  si riparte. Donatella compra delle caramelle per i bambini. Non l’avesse mai fatto. Si scatena un putiferio tipo (consentite il paragone) piccioni in caccia del becchime in piazza san marco.

Ripartiamo e rincominciamo a ridere preparando il pranzo a bordo a base di panini e frutta, la più strana, comprata al mercato: avocadi enormi e buonissimi, anone gigantesche e bananine piccole, tutto condito con le olive verdi e rosse pagate un’inezia.

I nostri argomenti spaziano dalla musica, alla disorganizzazione negli ospedali (le due dott.sse confermano). Quando poi cala la sera i chiacchieroni diventano 3: roberto carolina e il sottoscritto a cui poi si aggiunge gabriele e dal quartetto nascono tutte le canzoni prima pensate con particolare riguardo ai successi dei ricchi e poveri.

Ci si ferma per la cena in un altro autogrill e di nuovo osserviamo la società peruviana.  Lungo la panamericana le officine in questi piccoli villaggi sono numerose e noi abbiamo subito modo di sperimentarne una. Buchiamo. Tolgono la ruota con un crick delle guerre puniche e il cerchione viene picconato. Tolta la camera d’aria l’operazione è la stessa che tutti conosciamo quando foriamo in bicicletta. Peccato che la bacinella che hanno sia troppo piccola e la scena diventa subito comica. Fa freddo (sopportabile) e dopo una bella discussione si opta per una camera nuova.

Si riparte. Per il compimento del 42° anno prepariamo a roberto la torta e gli regaliamo un quadretto rappresentante il colibrì delle linee di nazca (carino).

 

Il viaggio continua fra tornati curve e sorpassi azzardati di josè, comunque a ½ notte arriviamo a arequipa. Fa freddo e l’albergo è cosi cosi.

Dopo le solite risate e la ricerca di un film osè alla tv ci addormentiamo.

 

P.S. Ho chiesto a donatella le tecniche di trapanazione del cranio. Il tutto avviene con un trapano che si arresta quando non incontra + resistenza, esattamente come il seghetto che taglia il gesso. 

 

 

17/07/2003 Arequipa

Mi alzo presto per far colazione: paradisiaca. Dell’ottimo moeusli accompagnato da yogurt artigianale, succo di papaia e guarnizione di banane (bisso tutto).

La città si rivela particolarmente interessante e molto più bella della capitale lima. Nel camminare facciamo attenzione ai famosi ladrones come ci hanno consigliato (è da 3 giorni che tutti ci dicono di tenere gli occhi aperti, ci viene per giunta indicata anche una zona nella quale è proibito andare).

Prima tappa: monastero di santa caterina. Un posto fantastico: un convento (estensione 20000 m2) di clausura aperto al pubblico solo nel 1970 coloratissimo. Composto da chiostri azzurri, arancioni verdi con degli scorci da cartolina.

Il convento è un piccolo paese nella città fatto di vicoli e casette. Di clausura queste suore ne avevano ben poca, ognuna di loro aveva molte servitrici e vivevano nel proprio appartamento con tanto di cucina e cortile interno.

Usciti dal monastero scopriamo la città immergerndoci nella gente. Ci avviciniamo subito alla zona sconsigliata da tutti (pericolo ladrones), e sorvegliandoci vicenda superiamo la linea maginot. Naturalmente questa zona è molto più autentica (perché molto meno turistica) della vera zona centrale. Ci sono dei mininegozi che vendono di tutto e delle pasticcerie eccezionali.

Mai ho visto delle torte così grandi e alte neanche nei matrimoni più “meridionali”. Tutte le forme, tutti i colori e dimensioni, anzi no nelle dimensioni sono uguali cioè enormi: alte almeno 1 spanna e ½ e stracolme di panna e cioccolato. I prezzi non sono paragonabili alle dimensioni: circa 60 soles (più o meno 15 euro). Alti se raffrontati ad esempio al costo di un pranzo: 5 coperti 20 soles. Pranzo consumato in un ristorante formato da una sola stanza, niente cucina, personale che non capisce una sola parola d’inglese e anche con lo spagnolo improvvisato abbiamo dei problemi. Alla fine assaggiamo tutto quello che ci portano ed è tutto ottimo. E’ finalmente giunta l’ora dopo aver assaggiato l’inkacola (una specie di redbull del sudamerica) di provare la kola escoresa. Già il nome non è promettente e il gusto è parimenti. È come l’inkakola scura. Un vero schifo.

 

Dopo pranzo ci dirigiamo al mercato dove in una confusione incredibile è venduto di tutto: dalle calze di lana, ai quarti di bue, alle rane spellate x finire con i calamari giganti. Abbiamo fatto compere e per la mirabolante somma di 7euro ho comprato: 3 paia di guanti, 3 di calze, un pantalone e due cinture. In aggiunta c’è il tormentone della vacanza i cd: sono già arrivato a quota 14. Costano pochissimo. Certo non sono originali, ma anche noi li masteriazziamo e qui sono praticamente (quasi) identici agli originali.

In serata io e mimma andiamo a visitare il monastero di san francesco guidati da un peruviano che parlava benissimo l’italiano. Vuoi per l’italiano, vuoi per la luce (quasi buio) ma la visita risulta molto suggestiva. 

Impavidi e sprezzanti del pericolo ci addentriamo per la cena di nuovo nel quartiere off-limits frequentato dai ladrones (ma dove sono?) e per scelta entriamo nel più brutto dei ristoranti. Si mangia benissimo e in una calda atmosfera.

Qualunque cosa venga richiesta ci è portata dal cameriere ad una velocità pazzesca e con gentilezza estrema. Tutto ciò che non hanno in cucina lo vanno a comprare, ordiniamo un piatto in cui sono necessarie le uova e si vede il cameriere che esce per comprarle.

Cena come al solito accompagnata da risate (molte) seguita di nuovo dall’acquisto sfrenato di cd.

Nel ritorno in albergo io carolina laura e paola ci siamo un po’ attardati. E’ impossibile trovare l'albergo. Arequipa è come torino tutta a scacchiera, peccato che le vie cambino  nome ogni tre isolati, quindi perdersi è facilissimo. Dopo aver girato per un bel po’ mi unisco a gabriele che da sotto le coperte sta guardando “eyes wide shut” e poi mi addormento.

 

Siamo diventati dei pettegoli, per me non è una novità. C’è il secondo gruppo di che fa il nostro stesso tragitto. E’ vero che ci sono dei personaggi strani come la coppia con 17 anni di differenza, la coppia di biella appena formata o la coppia di torino che ho trovato ad atlanta ma noi sparliamo, siamo veramente delle peppie. Tant’è che il nostro motto è diventato: se giri la testa lascia a posto le orecchie almeno ascolti perché stanno sicuramente parlando-sparlando di te.

 

18/07/2003 Arequipa

Si parte, cominciano le arrampicate e le salite con un pulmino molto americano alla volta di montagne molto sud americane.

L’andata è lentissima, vuoi per la pendenza estrema o forse per la vecchiaia del pulmino dalle gomme vulcanizzate e completamente lisce (se piove siamo persi).

Lasciamo questa città circondata da vulcani El misti (5822 m) e chanchani (6075 m). Il primo con una sagoma troncoconica perfetta con tanto di neve in cima, il secondo con una figura un po’ più tozza a causa delle sue eruzioni esplosive insieme alle quali è partita anche una porzione di cappello. Se si completasse

con una linea immaginaria il suo profilo si raggiungerebbe una quota di circa 8000m.

Dal basso della città questi mostri sono veramente possenti, l’El misti dietro la cattedrale occupa quasi la totalità del panorama. Mi viene in mente il confronto con il monte bianco la cui vetta e sì visibile ma comunque non spicca.

 

Una cosa particolare: la maggior parte degli edifici di arequipa è costituita da una pietra vulcanica chiamata “fille” che è bianca. Ho poi visto i resti delle eruzioni ed effettivamente sono di roccia chiara. Stranissimo, ho sempre pensato che il magma una volta solidificato diventasse nero o quantomeno scuro, invece…

 

Il viaggio è massacrante 4h di tornanti su strada sterrata con una velocità media di circa 30km/h x arrivare su un altopiano a quota 5000m in cui il paesaggio è veramente lunare. Non c’è nulla, ma è un nulla splendido, vallate, montagne all’orizzonte, lama, alpaca e vigogne che pascolano liberamente sotto un cielo fantastico. Peccato per il freddo. Il sole scalda e non poco ma la temperatura è davvero bassa (abbondantemente sotto lo zero) e ogni tanto fiocca ma al contempo la luce e la vegetazione (per quanto possa essere strano a 5000m) sono estivi.

Da noi oltre i 3000 ci sono i ghiacciai perenni invece qui solo le montagne più alte (+ di 6000) sono coperte di neve.

A giudicare dai costumi locali della gente la quota e la temperatura non sono un problema, loro vivono tranquilli e sono vestiti anche relativamente poco. Tutti indossano ciabatte e l’abbigliamento non è invernale né tanto meno tecnico come la maggior parte dei turisti (me compreso naturalmente…).

Ci fermiamo per una piccola pausa all’autogrill vicino ad una zona chiamata bosco pietrificato e prendo il mio primo mate de coca (tisana fatta con le  foglie di cocaina) masticando le relative foglie per resistere al “soroche” (mal di montagna).

 

La strada continua fra valichi, tornanti e paesaggi mozzafiato.

Arrivano i primi mancamenti, carolina è muta da quando abbiamo superato quota 3000m anche marisa sembra un po’ accusare il clima solo io e laura resistiamo alla temperatura scendendo dal pulmino a fotografare o almeno a provarci dei lama e tutti gli altri camelidi incontrati. Sembrano abituati alla presenza umana, mi avvicino tantissimo per qualche scatto, c’è solo un cane un po’ dispettoso insieme alla paura di qualche sputacchiata che mi impedisce di svolgere appieno il ruolo da fotografo.

 

Dopo i valichi cominciamo la discesa verso chyvay (non chivas come il whisky carolina) di fronte ai nostri occhi si succedono delle coltivazioni a terrazze lungo le pendici delle vallate. E’ vero ciò che c’è scritto sulla lonely cioè che solo questa visione vale il viaggio fino a qui. Paesaggi veramente particolari composti dalle forme geometriche + strane. Bello.

A chyvay (il paese peruviano + allucinante che abbiamo incontrato fin’ora) tutta la popolazione è seduta sui marciapiedi a vendere i propri prodotti. Chyvay rappresenta solo un paese di tappa per il proseguimento verso il canyon di colca, ma camminare in questo paesino dimenticato a 4h di macchina dalla 1° strada asfaltata è particolare.

Nei dintorni di chyvay ci sono delle terme. Naturalmente ci siamo tuffati. Un’esperienza fantastica. L’H2O sgorga a circa 87° temperata poi fino a 38°. Essere immersi nel colca canyon (dicono che sia più profondo del grand canyon a me non sembra) in quest’acqua bollente con alle spalle un cielo e un tramonto così mentre la temperatura dell’aria è bassissima è un’esperienza veramente rilassante. Fare poi  un bagno con 6 ragazze non capita tutti i giorni…

Per cena mi sarebbe piaciuto provare i prodotti delle bancarelle gremitissime di persone che ci sono per la strada ma il freddo e il timore di restare x giorni seduti sul water mi fa rinsavire. Allora mi ritrovo a scrivere in un ristorante vicino al calore del camino e di un mate di coca, gli altri sono andati a dormire perché domani bisogna essere colazionati e bagagliati alle 5 per andare in cima cruz del condor.

Oggi c’è stato detto che a puno c’erano –23°. Io super tecnico ho una lacoste, una muta e una felpa. Bravo pirla.

 

E’ bello pensare a tutto quello che state facendo, alla francia abbandonata o alla mia vita quotidiana ammesso che ne abbia una… E’ bello pensarci per non più di ½ min, non di più perché poi spallucce, ma sono spallucce in senso positivo perché tutto ciò che ho intorno paesaggi, persone, emozioni sono molto (come del resto per chiunque viva un qualcosa di diverso dal suo ambiente) ma molto più forti.

E’ vero che tanto prima o poi si torna, ma si torna diversi, con qualcosa in più dentro e con qualcosa in più che si è imparato.

Torno all’hotel. Buona notte. Nell’ultima settimana non ho dormito troppo.

 

20/07/2003 Chivay

Ebbene sì, ci siamo svegliati presto.

Colazione al buio e poi in partenza per andare a vedere il canyon del colca. La temperatura è veramente rigida abbondantemente sotto lo zero e io continuo con il mio abbigliamento primaverile.

In mezzo a questa valle splendida l’alba è veramente mozzafiato e la strada tortuosa e sterrata ci consente di ammirare il paesaggio.

Il nostro autista non ha paura, anzi siamo noi che ne abbiamo (memori delle condizioni meccaniche del mezzo) quando supera in staccata oppure fa le rasette alle altre automobili.

Con la vista di queste valli coltivate a terrazze si arriva in cima. Da qui effettivamente il canyon appare in tutta la sua altezza ma la particolarità è la vegetazione. Siamo abbondantemente sopra i 3500m ma della neve nemmeno l’ombra e in più vivono delle piante inimmaginabili a queste quote: cactus di ogni forma e dimensione costellati da splendidi fiori e frutti.

Il canyon, in questo periodo ghiacciato, è effettivamente e molto profondo si inabissa di circa 4cm/anno, ma rimango dell’idea che il grand canyon lo sia molto di più.

Dopo una piccola passeggiata lungo il rim ci appollaiamo in attesa del condor. Quando dopo 1h perdiamo ogni speranza eccolo comparire in tutta la sua grandezza sopra le nostre teste. Sembra telecomandato, fa 3 giravolte, noi con il collo all’insù, poi sale in quota e sparisce fra le nuvole a più di 6000 m.

Soddisfatti di averlo visto torniamo verso chyvay. Altra scaricata di rullini al ritorno lungo la vallata, per poi fermarci in un paesino a fare dello shopping. Il prezzo veramente basso induce ad acquistare di tutto (persino gabriele si tuffa nello shoppiong) anche le cose più inutili, ma sono talmente carine…

1° posto di blocco. Ci fermano e minacciano il nostro autista di sequestragli la patente per 2 anni soltanto perché non avevamo indossato le cinture di sicurezza. L’automobile che fermano dopo di noi e lasciano subito ripartire è un pick up con almeno 15 persone a bordo tranquillamente ammassate sul cassone posteriore.

Ho come l’impressione che volessero qualcosa di + che una semplice multa.

Recuperiamo mimma e paola rimaste in albergo e si parte alla volta di puno (ci aspettano circa 7h di macchina). La strada ci obbliga a tornare fino quasi ad arequipa e a fermarci nuovamente all’autogrill della foresta pietrificata. Lo scenario è totalmente diverso dall’altro giorno, il vento è cessato e all’orizzonte si vede il vulcano El misti che con la sua mole impressionante ne conquista una bella fetta.

La strada via via migliora diventando asfalta ma non c’è da stare tranquilli a causa della guida spericolata di guido soprattutto quando inchioda o scarta all’ultimo minuto tutti gli animali o ciclisti incontrati.

Dopo una sosta lungo il bordo di un lago blu ci arrestiamo in un paesino per il pit stop (pastiglie dei freni). Il paesino è monopolizzato dall’autogrill e sembra basarsi esclusivamente su questa attività, tutte le altre abitazioni (baracche) sembrano essere disabitate.

Io non resisto e devo ficcare il naso. Mi guardo tutta l’operazione pensando ai 398 euro appena spesi per il cambio delle pastiglie e dei dischi alla stilo. Le pastiglie sono consumate e fin qui ok ma i dischi… forse era meglio non vederli. Sono autoventilanti come quelli delle macchine di corsa peccato che i fori siano causati dall’usura. Per distrarci dalla vista ci cimentiamo in un gioco stupido ma divertente inventato da laura.

Tutta questa scena avviene al tramonto con una luce accecante e intensissima in cui il cielo, le montagne e le nuvole assumono dei colori veramente attraenti.

 

Dopo giochi, lunghe chiacchierate e qualche dormita arriviamo a puno. I famosi –23° non ci sono, siamo a circa 0° ma io resisto con i sandali e gli short (stoico o pirla?).

Sarà la stanchezza, sarà il freddo e forse l’altitudine (4000m) ma accuso fiato corto e fare qualunque movimento mi costa una fatica impressionante.

 

Puno ci da il benvenuto con una cena a base di porcellino d’india. Ci viene servito ancora tutto intero con la testa al suo posto e contornato da legumi, no comment e buonanotte.

 

Non ho ancora parlato del cibo peruviano, pensavo molto  ma molto peggio, hanno delle varietà di zuppe quasi tutte a base di uova veramente deliziose e anche con la carne ci sanno fare, il lomo saltato (manzo) e tutti i camelidi sono ottimi. L’unica cosa veramente immangiabile è il cuy (porcellino).

 

21/07/2003 Puno

Oggi scrivo da un posto incantato.

Ho appena finito di consumare un pranzetto su un terrazzo con vista del lago titikaka. Siamo ospiti dei pescatori locali in quest’isola che ci hanno accolto con i loro abiti tradizionali, rigorosamente scalzi (non ho mai visto dei piedi così sporchi) accompagnanti dai loro splendidi bambini.

Ci hanno conteso (vengono pagati per questo) e alla fine siamo capitati da lucas. Sulla casa è meglio sorvolare 4 mura, tetto di paglia e poco di +, sono entrato in cucina per presentarmi ma forse era meglio evitare. Innanzi tutto l’altezza: non più di un metro e mezzo (bisognava rimanere accucciati), il resto è infernale: tutto nero a causa delle braci, si riesce soltanto ad intravedere delle padelle dentro le quali cuoce qualcosa che poi ho scoperto essere il mio pranzo.

Ho chiesto di andare in bagno e mi hanno indicato un buco scavato in mezzo ad un prato coperto da una piccola tettoia, dello sciacquone naturalmente neanche a parlarne.

Il luogo è super affascinante piazzato sul tetto del mondo a 4000m in cui vi assicuro che fare una rampa di scale è + faticoso di 2h di palestra. Almeno non si suda.

 

Torniamo indietro nel racconto. La mattina comincia non troppo presto verso le 7. Ormai il gruppo è decimato fra “soroche” e diarrea ogni giorno qualcuno rimane a letto. Stamattina è la volta di roberto che dovrà rinunciare ai 2 giorni sul lago titikaka. La traduzione del nome (non roberto) è pietra dalla forma della testa di puma. Al centro del lago, oltre il confine della bolivia, c’è una pietra su un isolotto (o forse è l’isola stessa) a forma di questo animale: si dice anche poi che lo stesso lago ne abbia la forma. Io dopo aver rigirato la cartina più e più volte non l’ho visto sto cacchio di puma.

Consumiamo una colazione super abbondante e ci imbarchiamo non prima di aver comprato del cibo (riso, candele e zucchero) da portare ai pescatori. Puno è praticamente una bidonville con milioni di baracche sparse sulla costa del lago. Il lago titikaka è il lago navigabile più alto del mondo, non è vero perché in bolivia a ce n’è uno a quota maggiore. Comunque è una di quelle frasi che fanno colpo e attirano l’attenzione del turista.

La parte costiera del lago è talmente satura di alghe che sembra sia calpestabile come i campi da tennis in sintetico.

Partiamo alla volta delle isole degli uros una popolazione ridotta ormai a 300 individui che in passato è scappata dalle persecuzioni degli inca rifugiandosi su queste isole. All’arrivo si vedono dei villaggi composti esclusivamente da palafitte. Ma la sensazione più strana l’abbiamo allo sbarco. Il terreno sotto i nostri piedi è cedevole ed estremamente soffice… Si tratta di isole flottanti costituite dal “tutora” una canna che cresce nelle acque del lago che è anche alla base del nutrimento della popolazione.

Completato il ciclo di vita 8-10 mesi l’arbusto precipita sul fondo del lago (1 m) e strato dopo strato forma una fondazione che viene successivamente coperta da canne essiccate. Camminare su questo “pavimento” è piacevole, molto morbido e instabile. L’esperienza più bella comunque non è camminare quanto distendersi sopra. Si sente il calore e la morbidezza delle canne al sole sotto la schiena ed è un sollievo perché il clima non è proprio mite. Stamattina eravamo abbondantemente sotto lo zero, adesso la temp è leggermente + alta ma al contempo il sole è caldissimo. E’ la prima volta che dopo essere rimasto una giornata in barca in costume a prendere il sole, mi ritrovo con le mani totalmente screpolate dal freddo. Cazzo che problemone…

Questa popolazione vive in capanne di paglia simili alle tende indiane (almeno così è l’impressione che vogliono dare, secondo me non è vero) e sembra essere ancora nella preistoria. Si nutre con il “tutora” (l’abbiamo assaggiato) e beve l’acqua del lago che oltre ad essere inquinata non ha neanche un bel colore. Si muovono con delle piccole imbarcazioni realizzate anch’esse con il “tutora” che assomigliano alle barche dei vichinghi. A causa del materiale scadente gli scafi resistono soltanto pochi mesi.

 

Riprendiamo la navigazione tra bagni di sole, discorsi kilometrici e fotografie mentali delle montagne innevate della bolivia che sembrano sorgere direttamente dalle acque del lago.

Arrivati sulle isole ci cimentiamo in un piccolo trekking fino sul cucuzzolo dell’isola (4200m) da cui oltre a godere di una vista spettacolare del lago abbiamo assistito ad un tramonto veramente suggestivo. La discesa dato il freddo, il buio e l’altitudine non è stata proprio agevole, ma è stata allietata da una bella chiacchierata con carolina e laura.

Arriviamo in paese e scopriamo che c’è la corrente elettrica e quindi la luce. Anche con i lampioni è comunque difficile camminare su questi sentieri molto dissestati, x Lucas (venutoci a prendere) comunque non è un problema, riesce a destreggiarsi totalmente al buio (i lampioni sono solo nella piazza centrale) e noi che lo seguiamo con le torce incespichiamo parecchie volte.

Età di lucas: 65 anni (ne dimostra 80). Pensare alla loro vita che 365 giorni su 365 è legata ancora alla luce solare e niente di + da un senso di tristezza , niente elettricità (ho chiesto c’è fino alle 20) quindi niente frigorifero inoltre niente homecinema e dvd… Eppure la loro semplicità li porta a sorridere sempre e ad essere disponibili. Come al solito c’è molto da imparare.

Dopo aver consumato la cena Lucas ci porta un secchio pieno d’acqua e di foglie galleggianti per l’igiene personale mia e di gabriele (roberto come già scritto è rimasto a puno).

 

Aspetto che vada via la luce per correre fuori a vedere le stelle.

Speriamo che le batterie della pila durino altrimenti sarà difficile tornare indietro, già prima sono rimasto al buio, e non è stato semplicissimo muoversi. Finalmente capisco perché sulla guida sia raccomandato di memorizzare bene il percorso di rientro. In parecchi hanno dormito all’addiaccio perché non riuscivano a trovare più le loro stanze.

 

22/07/2003 Lago titikaka

La luce se n’è andata così alle 8 in punto come imposto e l’isola è caduta nel più totale buio.

Io ero nel dormiveglia e aspettavo questo momento quando è diventato tutto buio. Mi sono spaventato, ma appena uscito sul terrazzo sono rinato. Vedere milioni di stelle sopra la mia zucca ½ vuota è stato veramente emozionante, non ho resistito e sono andato subito un po’ in giro.

Oramai, la giornata è finita, la gente dorme e anche i miei compagni di viaggio sono fra le braccia di Morfeo. Vabbè rimaniamo io e gabriele a guardarci le stelle ancora un po’. In cielo si vede una nebulosa simile alla nostra via lattea ma non so se anche qui nell’emisfero sud si veda o si chiami così (si vede e si chiama così. Notizia confermata a settembre).

Durante la notte nella nostra stanzetta non riusciamo a dormire a causa di 1000 rumori: asini che ragliano, mucche, ecc, insomma è un vero inferno.

Alle 4 decido di alzarmi per guardare l’alba. Prima però da personcina pulita mi lavo… Strumenti a disposizione: un secchio d’acqua con farfalle e foglie in sospensione, una candela con pochi fiammiferi, troppo vento per far rimanere acceso qualunque fuoco e una saponetta. La temperatura è abbondantemente sotto lo zero però il cielo è uno spettacolo. Mi spoglio, tanto in terrazzo non c’è nessuno e devo dire che è stato il bidet più strano della mia vita.

Torniamo all’alba: c’è un unico problema: il sole sorge dall’altra parte dell’isola e quindi mi aspetta una bella camminata, io sono vestitissimo felpe su felpe e incontro gli indigeni tranquilli in sandali e i piccoli “ninos” sono per giunta ½ nudi.

Il cielo è ormai chiaro e pian piano, perché il “soroche” è in agguato, vado verso la luce. Alla fine raggiungo una piccola terrazza naturale e mi godo la prima alba dalla cordigliera boliviana.

 

Torno alla mia abitazione, ormai il villaggio è sveglio e lì mi aspetta la colazione.

La vista è da incubo: è la terza volta che mangiamo la stessa cosa: riso, patate e uova. Ieri a pranzo, poi a cena e infine a colazione. Sfido chiunque a mangiare le patatine fritte, ok che sono caserecce, ma sono le 6.15 del mattino.

Al porto ci ricongiungiamo con le altre e ci imbarchiamo alla volta dell’isola di taquile. Durante il viaggio chiacchiero con mimma, parliamo di lavoro, ma conoscere le “strategie” di una direttrice del personale non guasta mai, poi è una persona intelligente e quindi parlarle è sempre interessante.

Arriviamo su quest’isolotto di 1000 anime popolato da strani personaggi che comunicano molto con l’aspetto fisico e in particolare con il loro abbigliamento (un piccolo spaccato della società italiana a 9000 km di distanza). I single devono indossare un cappello bianco e un gilet nero tutti rigorosamente tessuti dagli uomini. Gli ammogliati invece un cappello rosso e una specie di borsetta in cui tengono le foglie di coca che sono un must.

Per l’universo femminile l’abbigliamento è funzione della loro posizione sociale, ma non  ho ben capito la differenza anche perché la guida che ci accompagna da 2 giorni è veramente un rompipalle. Ieri durante il tramonto doveva a tutti i costi parlare del rapporto fra terra, puma, condor e tutto il resto.

Guardati sto cazzo di tramonto e stai zitto!

 

Raggiungiamo il porto di puno (dove abbiamo appuntamento con roberto) in 4 h di barca sotto un sole cocente.

Abbigliamento del gruppo: partiamo dalla giacca a vento di marisa passando al pile delle altre e al costume di qualche pazzo. Gabriele come al solito dorme in cabina.

Il percorso via terra da puno verso sillistani offre delle splendide vedute sul lago titikaka appena lasciato e su campi coltivati dalla geometria particolare: sono fatti a panettoni circondati da canali.

Cosa succede d’inverno? Il calore del sole (veramente forte ve lo posso assicurare sono ½ ustionato) scalda l’ H2O. Durante la notte l’H2O rilascia a causa della temperatura che crolla vertiginosamente (anche questo è vero) il vapore acqueo che avvolge i panettoni e protegge le colture dalle gelate. Intelligente eh?

Dal finestrino mi accorgo che non è soltanto sulle isole che gli abitanti sono sprovvisti dell’elettricità e del bagno in casa. Anche fuori dalla città si vedono i vespasiani sparsi nelle vallate a fianco delle casette e i collegamenti elettrici, solo per i più fortunati che abitano di fianco alla strada, farebbero impallidire anche il più sgualfo degli elettricisti.

 

Sillistani è un posto veramente affascinante. Si tratta di una penisola a strapiombo sul lago coronata da torri funerarie cilindriche di civiltà preinca e troncoconiche inca.

Il posto, concordo con donatella, è veramente magico.

Alla fine è solamente un cimitero però grazie alla spiegazione stavolta interessante della guida veniamo a scoprire delle antiche usanze funerarie peruiviane. La salma prima di essere tumulata veniva adorata nel tempio del sole per settimane per poi essere trasportata all’interno della tomba che veniva riempita d’oro come un mortaio. Molte costruzioni funerarie sono state interrotte dall’invasione degli spagnoli del 1500, ma grazie a ciò è possibile osservare la tecnica costruttiva basata su rampe inclinate x il trasporto dei blocchi.

La domanda me la pongo nel momento stesso in cui la guida la pone a noi (la guida è la stessa delle isole. Meno male che è l’ultimo giorno: ci accoglie con una pomposità del tutto fuori luogo esordendo con un “Benvenidos al cimitero…”): cimitero si, bello d’accordo, ma la città più vicina è puno a circa 40 km e non ci sono rovine di villaggi nei dintorni. E allora chi seppelliva questi corpi?

La risposta è dentro una leggenda: durante le notti di luna piena sembra si possano ascoltare le voci del popolo inghiottito dalle acque del lago. Molto probabilmente una volta il lago non esisteva e sul fondo ci saranno delle rovine ma le ricerche effettuate hanno dato esisto negativo. Un altro mistero del perù.

Tramonto e ritorno a puno x consumare un fugace pasto a base di pollo arrosto che sembra essere, dal numero di pollerie incontrate, il pasto nazionale.

Arriva l’incubo: la stazione dei pulmann.

L’impatto è forte, il pulmann non è dei più belli e la gente che fa la coda per caricare i bagagli sembra peggio del bus. Vi spiego: ci sono 4 signore peruviane con i loro vestiti, i loro capelli e i loro bagagli tipo il fagotto di calimero, ma aventi dimensioni mille volte più grandi.

Le sacche sono caricate sul tetto dell’autobus. Abbiamo un po’ di paura per i nostri zaini ma fortunatamente vengono messi nel portabagagli interno. Ad un certo punto caricano un sacco si muove, contiene qualcosa. È pieno di galline… Ci domandiamo del loro destino ma la risposta l’avremo fra poco.

Il pulmann parte e già si capisce che sarà un viaggio molto ma molto lungo. Il corridoio è intasato con ogni sorta di mercanzia, cartoni, succhi di frutta, coperte, bambini, di tutto, veramente di tutto.

Ma dove vanno tutte queste donne sole durante la notte? Pensiamo che siano delle venditrici di prodotti artigianali. Può essere, difatti l’economia peruviana è interamente basata sull’artigianato.

1° sosta dopo 20 km a jiuliaca. È l’inferno. Il bus è già pieno all’inverosimile ma quando vediamo la coda di persone in attesa e soprattutto i loro bagagli ci prende un po’ di paura. Le galline già gridavano quando erano sole chissà adesso con kili e kili di roba addosso? C’è di tutto: biciclette, zaini, sacche… è veramente un casino incredibile, oltre tutto nel corridoio continuano a passare venditori di ogni genere, si vendono tappeti, gelatine, maglioni, formaggi non incartati, ecc. Comunque dopo ore e ore di viaggio e di soste il pulmann giunge a cusco.

Alla ripresa dei bagagli ci attende una sorpresa: nel portabagagli ci sono dei sacchi che si muovono, saranno delle altre galline? No, sono passeggeri che non avendo trovato posto in cabina si sono tranquillamente accomodati al piano inferiore.

Il corrispondente locale all’arrivo in albergo ci dà una brutta notizia da lima la corrispondente non ha prenotato x me, carolina gabriele e laura il pernottamento nel rifugio per il trekking sul machupicchu.

Lo sconforto misto alla stanchezza è totale. Gli altri vanno a dormire e rimaniamo con laura fino alle 6.30 x cercare di capire.

 

23/07/2003 Cusco

Alle 8.30 abbiamo l’appuntamento con l’agente di viaggio x trovare la soluzione. Trovata. Il trek fortunatamente si fa.

Possiamo iniziare allora + tranquillamente la visita a cusco. Sicuramente è la più bella città fin ad ora vista, le mura inca formate da blocchi giganteschi perfettamente a contatto (il blocco + famoso ha 12 spigoli) fanno da fondamento alla città. Naturalmente nuova città, nuovo shopping, non vorrei ma ricomincio a comprare borse, portafogli, portabottiglie e anche un giubbotto di lana molto bello, un po’ alternativo che spero di avere il coraggio di “sfoggiare” in italia.

Pranzo al sacco e poi pronti per le 4ruvinas: rovine inca poste sulle colline di fronte a cusco.

Prima di salire entriamo a vedere la cattedrale. È molto “europea”. È composta da tre chiese affiancate comunicanti. Molto belli sono il coro e gli intarsi in legno sulle porte e rimango colpito dagli specchi. E’ pieno di specchi, perché?

Servivano per attirare gli indios.

Le guide scrivono che la cattedrale è meno bella della chiesa “la compagnia” sempre sulla plaza de armas. (ne ho contate 6 su questa piazza). Questo perché quando il papa non vistò il progetto per la realizzazione di quest’ultima la notizia arrivò a cusco (da roma) talmente in ritardo che le struttura era ormai stata completata. Il non visto dipendeva dal fatto che la cattedrale, la più grande chiesa di cusco non dovesse risultare meno bella di una qualunque altra nuova chiesa.

Comunque a me, la cattedrale mi ha colpito di più.

Si sale sulla collina x vedere queste famose rovine di sacsayhuaman. Il posto è una roccaforte dove venne sconfitto in una battaglia pizzarro (prima delle sue conquiste) ad opera degli inca durante il periodo del colonialismo. Sembra un posto magico, le mura su tre livelli differenti sono composte da una pianta a zig zag a rappresentare la dentatura di un puma. Questa geometria consentiva un metodo di difesa molto intelligente: il nemico doveva, nel percorrere il perimetro, ad ogni svolta scoprivano il fianco.

Arrampicarsi su queste rovine è tanto bello quanto stancante perché il “soroche” è sempre lì. La cosa migliore l’ha fatta laura rimanendo seduta a gambe incrociate difronte a questa meraviglia.

Da sacsayhuaman si possono vedere le scritte sulle montagne che avevo già notato in altre parti del perù. Possono essere di propagada elettorale oppure scritte fatte dagli studenti durante le feste o per eventi particolari.

E’ ora di abbandonare questo magnifico posto, un po’ dispiaciuto per non avere avuto la possibilità di ammirarlo al tramonto (chiamato in peruviano “ocazzo” dove le z suonano come delle s pizzicate).

Gli altri siti sono meno belli anche a causa della luce che comincia ad affievolirsi. Un po’ del ritardo è dovuto al fatto che io e laura distratti da una chiacchierata abbiamo superato il punto d’incontro e siamo scesi fino quasi in città. E’ vero che non abbiamo prestato molta attenzione, ma è anche vero l’autista ci aveva detto: “Vi aspetto al di la della collina…”

Si torna in albergo, io per vestirmi un po’, il sole è calato e il freddo pure, e per andare a comunicare attraverso internet con il mondo europeo.

Mentre rispondo alle mail osservo come gli internet point oltre ad essere usati dai turisti sono anche popolati dai locali per motivi di lavoro e studio. Ci sono parecchi studenti che riempieno i loro file utilizzando i loro, non loro pc.

X la cena decidiamo di abbandonare la zona turistica per dirigerci verso quella + vera, la zona dei “ladrones”. Molti di noi vivono con rilassatezza questa ricerca che indubbiamente porta a delle situazioni di indecisione ed impasse, ma del resto siamo in vacanza e sono solo le 19.15. Altri invece sono + insofferenti. Sembrano preferire la formula classica del bus che ti scarica difronte al ristorante + turistico quasi certamente quello con cui si era messo d’accordo l’autista e magari anche popolato da cantanti locali.

Alla fine troviamo un posto fetido, sporco ma al contempo accattivante. Entriamo con entusiasmo e l’entusiasmo dei gestori è il doppio del nostro. Come avevamo già sperimentato, le formule in questi restò sono a menù fisso (o quasi) a differenza dell’ampia scelta che viene esposta all’ingresso del locale.

Mangiamo delle cose particolari servite alla velocità della luce da ragazzini volenterosi. L’ H2O l’abbiamo comprata in un chiosco difronte perché il ristorante ne era privo aveva solo inca kola e kola escoresa (incubo). Non tutti apprezzano, a dir la verità molti storcono il naso, ma l’esperienza è comunque interessante. All’arrivo del conto non crediamo ai nostri occhi, è vero che circa la metà di noi non ha consumato tutte le portate, ma alla fine donatella x evitare casini con la cassa decide di offrire a tutti la cena sborsando la mastodontica cifra di 20 soles (5 euro).

Gli altri chiedono un’altra chanche per poter mangiare e capitiamo in una rosticceria dalla puzza nauseabonda. Fra qualche mal di pancia e scappate in bagno forse dovute al precedente menù rimaniamo io, donatella, marisa laura e elisa e andiamo a berci una birra in un posto molto simile ad una delle enoteche che ci sono nella zona tre galli da noi. Io come uno scemo prendo un mojito senza pensare al fatto che sarà allungato con dell’ H2O e ci sarà anche del ghiaccio. Fortunatamente le successive 8h di pericolo (come affermano le dottoresse) passano senza corse al gabinetto. Salvo.

 

24/07/2003 Pisac

Oggi pisac. Dopo una colazione e una chiaccherata con il cameriere che credeva che l’italia fosse bagnata dall’oceano indiano.

Sulla pendice della vallata di pisac c’è un sito inca molto suggestivo sempre realizzato da mura composte da pietre perfettamente accostate. Alcune di loro sono lavorate addirittura ad angolo per creare continuità strutturale fra pareti perpendicolari. Non tutte le mura sono realizzati con questa tecnica ma soltanto quelle degli edifici religiosi. Le altre mura sono tradizionali: mattoni e malta. La domanda è d’obbligo: ed è la stessa che penso ci si ponga difronte alle piramidi. Come è possibile trasportare delle pietre così grandi e così in quota, lavorarle in modo tanto preciso fino a non lasciar passare un foglio di carta fra i diversi blocchi? Mah!

 

Naturalmente in tutti i siti, questo compreso sono presenti i tre diversi scalini che rappresentano i tre livelli: cielo=condor, terra=puma (vedi i denti a sacsayhuaman) sottosuolo=serpente.

Scendiamo a pisac. Pisac è paese di cui mi aveva parlato bernard nigita (direzione lavori AIRBUS) per il suo particolare mercato.

Il mercato, fornitissimo di ogni oggetto artigianale peruviano, è posizionato al centro di questa vallata magnifica. Io cerco di resistere alla malattia da shopping ma cedo di fronte ad uno di quei bastoni cavi che rovesciati creano suoni di mare o di pioggia (ancora non l’ho capito) che costa circa 1936.27 £.

A pranzo mangiamo delle ottime “empanadas” (panzarotti) cotte nel forno del paese (spettacolare). Cesso come al solito al 5° sento la pancia quasi satolla e mi fermo.

 

E’ giunta l’ora di partire verso ollantaytambo un altro sito inca composto da una serie di terrazzamenti che rappresentano, nella loro interezza, un lama (io non vedo niente). Il tempio posizionato in corrispondenza della testa di questo fantomatico lama è costituito da blocchi monolitici enormi (4x2x2m circa) perfettamente lavorati e inspiegabilmente trasportati fino a quì.

Tutto in  questo posto sembra normale, si potrebbe dire che, terrazzamenti a parte, il tutto sembri un ammasso di pietre. Invece con le spiegazioni della guida e con un pizzico di fantasia concessa al viaggiatore prende forma e si vedono delle cose assurde: due semplici granai diventano i genitali del lama e un intaglio della roccia diviene il punto in cui l’ombra di uno sperone di roccia posto metri più in alto cade nel giorno del solstizio d’estate.

 

Abbandoniamo ollantaytambo x andare a chinchero. Il paesino splendido (peccato che sia praticamente buio) è fondato su mura inca e la cattedrale, strutturalmente molto strana, è ancora rovinata dall’illuminazione: solo esclusivamente neon…

Non sono riuscito a capire la statica del tetto (deformazione professionale). I due muri portanti sono collegati da puntoni di legno, gli arcarecci sono collegati alla trave di colmo, ok, peccato che manchi il monaco e i diagonali la trave di colmo sia troppo lunga per essere portante. Alla fine si ottiene un triangolo senza base quindi labile e in + non esistono archi rampanti all’esterno o qualcosa di portante. Insomma mancano le capriate e in più siamo in zona sismica.

 

Stasera il gruppo delle cene da 19 soles si fa da parte e facciamo decidere agli altri. Capitiamo in un posto carino in cui si mangia bene e dal clima accogliente, “peccato” il conto (213 soles).

Dopo metà del gruppo va a nanna, noi si va a prendere una bella fetta di torta di quelle mitiche “cuschegne” e poi dopo essere rimasti veramente in pochi (io donatella marisa laura e carolina), ci facciamo una bella passeggiata e spettegoliamo a più non posso.

 

Alla fine è bello sapere che la buon opinione che hai per alcune persone per i più svariati motivi viene ricambiata e espressa talvolta anche con imbarazzo da entrambe le parti.

 

25/07/2003 Machupicchu

Di nuovo sveglia presto: è arrivato il gran giorno del trekking al machupicchu.

Rimango un po’ deluso del fatto che il mitico treno (molto carino) che si arrampica a agua caliente sia solo per turisti, speravo di entrare in contatto con i locali. Invece niente, anzi c’è addirittura nell’aria un velo di razzismo quando sappiamo che la nostra guida (ariel alias maradona) ha dovuto prendere il treno successivo.

L’incontro è al km 104 e x accedere all’inca trail bisogna mettersi in coda e soprattutto pagare. Strano vedere una biglietteria in mezzo alla foresta, ma la coda attesa e il prezzo pagato ne varranno la pena.

La valle è ricoperta da una foresta e il paesaggio è molto suggestivo anche perché la parte alta delle montagne è immersa fra le nuvole. Sembra di essere in amazzonia (ci siamo pirla).

Peccato non aver fatto il viaggio “perùvuelos” (prenotato ma non pratito) che comprendeva anche 1 sett nella foresta amazzonica ma va bene così, in fondo non avrei mai conosciuto le persone che ho difronte.

 

Ci addentriamo nella foresta e inizia a piovere ma ciò crea ancora più atmosfera. Lungo il sentiero passiamo sotto le piante dell’avocado con i frutti ancora appesi, avvistiamo un bellissimo esemplare di pappagallo dal colore blu-turchese e rimaniamo molto colpiti dalla vastità della flora: begonie e orchidee dappertutto.

Ci stiamo muovendo lungo il versante ovest della vallata. Osserviamo però come il versante est sia molto più rigoglioso perché il fondo valle coincide con il confine orientarle della foresta pluviale.

Alzando la testa in lontananza ci appare con il cannocchiale ancora lontano il rifugio in cui passeremo la notte. Proseguiamo passando sotto cascate e punti spettacolari e continuando in chiacchiere che spaziano in ogni argomento.

Maradona ci spiega qualcosina sulle rovine e ci anticipa ciò che vedremo domani…

Arrivati al rifugio l’aria che si respira è di grande agitazione, ci sono mille peruviani (scopriremo poi essere portatori) che armeggiano intorno ai lavabi e alle cucine.

Noi più tranquilli di fronte ad un mate de coca fumante e un’enorme insalatiera piena di popcorn fumanti discutiamo con maradona che ci descrive un po’ la situazione sociale e economica peruviana. Sembra che il nuovo presidente toledo non sia come il precedente fujimori. Questo ha iniziato un processo di privatizzazione che ha portato ad un momentaneo aumento delle entrate ma che ha avuto come effetto di ritorno un inevitabile aumento dei prezzi al consumo e una situazione sociale instabile creando un malcontento popolare. Azzeccato mi è sembrato il paragone di maradona che ha affermato che il sud america e in particolare il perù sia come l’italia di 50anni fa: un paese da costruire sotto tutti i punti di vista. Ho notato soltanto una fabbrica in tutto il nostro viaggio.

 

Mi fermo a scrivere il diario nella stanza principale nonché unica del rifugio e vedo passare ogni tipo di personaggio dal crucco ipertecnico alla coppia di inglesi bianca e nera che incontrerò parecchio nei prox giorni e una miriade di americani.

Dalla finestra vicino al tavolo si vedono i portatori che, dopo aver trasportato tutte le vettovaglie e le tende per i turisti che affrontano l’incatrail per 4 giorni, dopo aver cucinato, allestito i campi, servito, lavato, smontato le tende si mettono a dormire. Sì, all’aperto e sotto la pioggia. Tutto ciò lo fanno per 120 soles (30 euro) x 4 giorni.

Molti di loro il machupicchu non l’hanno mai visto e forse non lo vedranno mai perché sono costretti ad abbandonare il percorso al rifugio per poter riportare indietro tutto il necessario per soddisfare “noi ricchi”. Rapporto turista/portatore 1 a 1.

Rimango sempre perplesso da queste cose.

 

Arriva l’ora della cena e l’ora delle discussioni. Inizio prima con laura per poi concludere con carolina. Discussioni concitate in cui siamo molto coinvolti e spesso un po’aggressivi su argomenti disparati, dalla notorietà di valentino rossi, alla salute pubblica (fumo passivo) passando dalla politica. Indubbiamente carolina ha una visione diametralmente opposta rispetto alla mia parliamo con fervore ma alla fine sono contento. Contento come ogni volta che parli con qualcuno che ti può trasmettere qualcosa e dal quale puoi imparare qualcosa.

 

E’ ora di andare a nanna, per poco perché alle 4 si scatta giù dal letto, io non rinuncio al borotalco nemmeno quì e poi giù al buio a fare colazione.

 

26/07/2003 Machupicchu

Brutta sorpresa: continua a piovere.

Rapido calcolo confermato anche dall’abbigliamento di Maradona: pantaloncini e maglietta. In fondo è meglio bagnarsi quando si è in marcia ma anche quando si è “caldi” che rimanere umidi con tutti i vestiti inzuppati anche dopo. Allora via, mi spoglio e rimango in bermuda, maglietta, cappello fatto con un sacchetto di plastica, pila in mano e via si parte. E’ buio, fa freddo, è pieno di fango e piove. Finchè camminiamo al riparo degli alberi tutto ok, ma quando gli alberi si diradano oppure incominciano ad essere zuppi lo stillicidio è fastidiossisimo e la schiena è messa a dura prova. Ma si prosegue, si superano i tedeschi che ieri sera giocavano a carte e ci si arrampica, coda per una strettoia poi si riparte di nuovo, tutto inesorabilmente sotto la pioggia.

Giungiamo alla “puerta del sol” dopo una  scalinata verticale. Le speranze di vedere machupicchu sgombro dalle nuvole sono pochissime, la visibiltà è davvero ridotta a pochi metri. Ho chiesto a maradona di fermarci un po’ ma il posto è piccolissimo, noi siamo in troppi, piove troppo, forse si schiarirà verso le 11 ma sono solo le 6.15…

Cazzo mi spiace era 20gg che aspettavo questa visione (la tipica cartolina della zona): le rovine illuminate dall’alba con dietro le montagne.

L’unica è partire e andare verso l’ingresso del sito dove ci aspettano gli altri giunti da agua caliente. La discesa è abbastanza facile, un po’ scivolosa anche perché la pioggia aumenta ma siamo ancora caldi e non patiamo più di tanto il freddo.

Si giunge al visitor center. Per lasciare in custodia lo zaino facciamo una coda di parecchi minuti forse mezz’ore e la tettoia di paglia che ci dovrebbe riparare non è abbastanza impermeabile. Qui ci becchiamo la botta climatica, fa freddo e i nostri vestiti zuppi peggiorano la situazione. Ci vorremmo asciugare e ripare ma non c’è nessun posto all’asciutto in più il contenuto degli zainetti è fradicio. Adesso il morale è proprio a terra.

La pioggia è torrenziale e basta stare un attimo fermo x ghiacciare. Unica salvezza una felpa ancora ½ asciutta legata in vita accompagnata da una cioccolata calda al machupicchu sanctuary lodge (posto da caghetta vero laura?).

 

Riparati ognuno da un poncho di colore diverso con non troppo entusiasmo entriamo nel

sito. Sarà la pioggia, il freddo e il vento ma ci distraiamo e non riusciamo bene ad ascoltare maradona che per altro fa un’ottima spiegazione.

Il posto è comunque magico. Tutto mi affascina, non è sufficiente la pioggia a non rapirmi e inizio anche ad ascoltare volentieri maradona. Si percorrono ponti, canali dove tutto è legato architettonicamente ai cicli dell’agricoltura, ai calendari astronomici e ai solstizi vari.

Passiamo per il tempio del sole strutturalmente collegato alle rocce affioranti e attraversiamo una cava vera e propria zona di produzione delle “pietre” che venivano sagomate sfruttando la differenza di volume nel passaggio dallo stato liquido a quello solido dell’acqua.

A differenza degli altri siti inca machupicchu colpisce per la sua completezza, una vera e propria città. Mi colpisce il livello ingegneristico di queste costruzioni soprattutto riferito all’aspetto antisismico. Peccato davvero per il tempo.

Ci avviamo anche con un certo sollievo (soprattutto per i trekkinisti) alla fine della visita dove c’è una roccia definita sacra che ripercorre la sagoma di una montagna che è dall’altra parte della vallata che naturalmente causa nebbia non è visibile.

Il tempo è ancora pessimo e anche ripararci sotto una tettoia non fa salire il morale ne la temperatura.

 

Io carolina e laura scappiamo. L’unica necessità adesso è avere qualcosa di asciutto addosso. Ritiriamo il bagaglio e nel prendere i $ per pagare la corsa di discesa ad agua caliente mi accorgo che all’interno dello zaino nulla si è salvato dall’ H2O: il diario è totalmente zuppo insieme al passaporto e ai soldi. In compenso la strada che conduce in valle è mozzafiato: una serie di tornanti impressionanti ricavati sul versante della montagna completamente avvolta fra le nuvole che corrono velocissime tra una cima e l’altra. La vegetazione rigogliossisima rende tutto ancora più particolare.

 

Agua caliente: più bello di quanto non ce lo avessero descritto i nostri compagni (forse l’avevano “odiato” a causa dell’attesa forzata). La sua caratteristica è la ferrovia. Il treno a scartamento ridotto e binario unico passa nel centro del paese e il marciapiede della stazione (che in realtà non esiste, tutto il paese è la stazione) anziché essere marcato con una linea gialla come da noi è invaso da tavoli di dehors, bar e chioschetti. Dall’altro lato del binario, ma allo stesso livello della ferrovia, ci sono delle bancarelle che come al solito vendono di tutto. Inutile domandarsi sottopassaggi o più semplicemente passaggi a livello, per raggiungere la piazza principale dall’altra parte del binario siamo passati dentro un treno fermo in stazione.

La pioggia non cala, anzi aumenta e noi ci arrampichiamo lungo il versante opposto a machupicchu arrivando veramente esausti e tremolanti alle terme. Oramai solo più 5 soles ci separano dal calore e quando ci immergiamo nelle tre vasche a tre diverse temperature siamo veramente in estasi. Certo sono molto meno belle di quelle di chivay ma ci sono molti meno turisti e stare dentro queste vasche con la pioggia e con le quinte fatte di montagne avvolte dalle nuvole è fantastico.

Siamo restati a parlare passando dalla vasca tiepida/calda/caldissima/gelata circa 3h e il tempo sopra le nostre teste non migliorava quindi non ci veniva troppa voglia di ritornare a machupicchu.

Dopo un pranzo ristoratore e un forno in cui asciugare tutta la nostra roba (passaporto e $ compresi) la visibilità migliora e il cielo si apre. Mi viene troppa voglia di risalire per andare a sbirciare il sito con un po’ di luce ma è ormai troppo tardi.

Provo allora a rimanere stasera quì e farmi spostare il volo di ritorno a lima ma non ho con me i biglietti aerei e quindi a malincuore abbandono l’idea (con il senno di poi ho fatto bene).

 

La vita è fatta di piccoli successi, piccole sconfitte, rinunce e fortune. Oggi siamo stati poco fortunati visto che machupicchu era il posto più bello del perù (ce ne siamo accorti anche con la nebbia). Difficilmente tornerò in perù per rivedere solo questo posto ma al contempo ho trascorso 2 giorni a camminare in un clima fantastico (non metereologico) con delle belle persone divertendomi io e divertendomi con loro.

 

E’ così giunta l’ora di risalire sul treno che ci porta a ollantaytambo e poi direttamente a cusco. Di questo treno e del suo impatto non positivissimo ho gia parlato ma mi ha colpito nuovamente per la totale mancanza di sicurezza lungo il percorso. Non parlo di passaggi a livello ma qui il treno passa praticamente sul marciapiede delle case e il binario non è protetto rispetto alla strada adiacente frequentatissima da ogni sorta di mezzo di trasporto (in maggioranza carretti e biciclette). Naturalmente la massicciata diventa il miglior campo da calcio per i numerosissimi bambini (maradona ci ha detto che si arriva fino a 15 per famiglia da imputarsi secondo lui ad un basso livello informativo –vero- e alle reticenze del mondo cattolico all’uso del condom –verissimo-).

Si arriva al bus e ci attende ancora 1h e ½ di viaggio per raggiungere cusco. Lo allietiamo sfoggiando tutto il nostro repertorio di canzoni che conosciamo: si parte dalla tartaruga di lauzi a generale di degredori passando per battisti senza dimenticare i ricchi e poveri, strizzando l’occhio a cocciante e terminando con abatuantono (vero roberto?).

Torniamo all’albergo (quello freddo e dalle luci al neon) giusto il tempo per far asciugare ancora quel che rimane umido e poi tutti a mangiare.

X cena con l’indecisione fra turistico e locale capitiamo in un posto locale al neon (ma cazzo in perù i faretti alogeni non li hanno inventati?) con qualche turista. Come al solito cena dal punto di vista gastronomico ineccepibile ma c’è un po’ di malinconia da fine vacanza…

Lasciato il locale sembra che nessuno abbia voglia di farsi una passeggiata forse perchè ci siamo alzati alle 4 e domani mattina si bissa, insomma vuoi per il freddo per la stanchezza ma rimango da solo (che novità…). Vado ad un internet point e poi mi dedico ad un tour della piazza de armas. Arrivo di fronte ad una coda per l’ingresso in un locale e cerco di parlare al buttafuori. Lui mi butta letteralmente dentro.

Entro e capisco subito che stasera il continuato non me lo toglie nessuno. Il dj è in grado di mixare gli stili musicali con una facilità sconvolgente. Passa dall’hard rock al pop alla tecno perfino al latino americano senza farti perdere il ritmo e trascinandoti a ballare. Io comincio e non mi fermo un attimo.

E’ bello vedere come tutte le culture si mescolino, ci sono circa la metà di turisti e circa la metà di peruviani (di lima penso che siano universitari in gita).

La serata si scatena e io non mi sottraggo anzi trascino, sarà la musica sarà l’altitudine (siamo circa a 3500) sarà la maggior disposizione che uno ha quando è all’estero ma non mi sento solo nel locale, tutt'altro, mi sento proprio come se fossi in mezzo ai miei amici.

Cacchio è impossibile fermarsi. Mi sto proprio divertendo. Chiedo l’ora a un tamarretto dietro di me e lui: “amigo sono le 2.30”. Da allora mi sono riproposto che alla 1° canzone brutta sarei andato via.

Sono uscito alle 3.48.

La plaza e pullula di gente ma io devo andare dritto in albergo, il tempo di aprire la porta, preparare lo zaino e suona la sveglia. Ore 4.30 l’aereo per lima ci aspetta.

 

27/07/2003 Lima

Arrivo per ultimo e mi capita il taxi peggiore in compagnia di paola.

Io guido male ok. Vado sparato e faccio cazzate soprattutto con le due ruote (non è vero niente mamma) ma non ho mai avuto paura come quella mattina. La macchina non tiene la strada, il portabagagli si apre ad ogni buca e dentro ci sono i nostri zaini.

Guido ci parla, si gira, ci vuole vedere in viso passa agli incroci continuando a parlare e soprattutto a guardarci.

Non ho capito se in perù si debba dare la precedenza a destra e come si impegnino le rotonde. Dopo questa esperienza capisco che vige la legge del più forte e basta.

 

Chiudiamo con laura la cassa comune (come al solito faccio il ragionier meliado’) e ci avanzano circa 34 $ a testa, giusti giusti per pagare la tax di uscita dal paese perché come al solito non ho più 1 lira, euro, $ o soles che dir si voglia (grazie caro del prestito, prima o poi te li ridarò J).

Si torna quindi alla nebbia di lima e ci sale un po’ la malinconia sembra di essere a torino a fine ottobre… Ritrovare però lo stesso pulmino sul quale abbiamo fatto il  mitico viaggio verso sud circa 15 giorni fa ci mette di buon umore, in fondo siamo dei sempliciotti.

Con “lui” andiamo nella zona ricca di lima: miraflores (mirafiori… già da questo si capisce che lima non è proprio il max). Indubbiamente rispetto al centro questa zona è molto più carina, ma definirla bella con questo grigio è difficile.

Come al solito dove non c’è bisogno la città è popolata di polizia. Ma anche in questo quartiere fatto di mamme e bambini a spasso ci sono delle stranezze: dei tipi si aggirano portando a spasso degli splendidi cuccioli di cane, basta una carezza e scatta la trattativa: a tutti i costi vogliono venderti il cucciolo. Beh in fondo è come un porta a porta.

La cosa che mi lascia perplesso di questa città è il passaggio da zone residenziali con ville protette dal filo spinato a zone con il medesimo impianto urbanistico e in apparenza le stesse tipologie di case (al netto del filo spinato) ma che sono totalmente diroccate.

 

Giretto nel mercato (turisticcissimo) di zona che è una sorta di riassunto di tutti i mercati/bancarelle che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio. Particolarità: ogni 10/15 stand c’è una specie di “parcometro” con la scritta mastercard. Penso ad un bancomat ma non c’è il buco per far uscire le banconote e allora chiedo. E’ una postazione per pagare con la carta di credito, ognuno usa un suo codice e la spesa per l’apparecchio è ripartita fra più commercianti. Geniale.

Valutazione economica: abbiamo fatto bene a comprare tutte la merce in giro per le diverse bancarelle, qui i prezzi sono decisamente più alti, ma resta cmq un ottimo punto di ispirazione per i regali dell’ultimo minuto.

Comunicato commerciale: in pieno centro vicino all’ufficio postale c’è un mercato coperto i cui prezzi sono già pari al minimo ribasso che riuscivamo ad ottenere dopo estenuanti trattative.

 

A pranzo finiamo in una specie di fiera di paese (peccato che lima abbia svariati milioni di abitanti). Assaggiamo di tutto, molte cose sono invitanti e buone (come le maggior parte dei piatti peruviani) altre cose sono un po’ raccapriccianti. Non abbiamo capito se questa fiera dipenda dal fatto che domani sia festa nazionale in perù (28 luglio) oppure sia così tutte le domeniche.

Comunque ci è piaciuto ed è stato carino osservare gli abitanti di lima per certi versi ingenui (nel senso buono) attirati da giochi di piazza semplici se paragonati ai nostri supertecnologici divertimenti.

Dimenticavo, purtroppo subiamo il primo furto. I famosi ladrones fino ad ora desaparecidos (per fortuna) si sono fatti vivi e hanno sfilato il portafoglio a marisa. Lei è stata molto simpatica e l’ha presa con filosofia valutando la perdita (34$ il rimborso) come tutto quello che ha risparmiato nell’acquisto dei souvenir per effetto dei prezzi peruviani veramente irrisori.

 

Visita al museo dell’oro. Quì, a parte il primo piano interamente dedicato ad una collezione (mirabolante) di armi e strumenti bellici (con una porzione dedicata alle armi naziste di molti “turisti” tedeschi del sud america nell’immediato dopoguerra) nel  piano interrato (più interessante) sono conservati gli ori degli inca. Il pezzo più famoso è il pugnale “tomi” molto bello e che tutti sicuramente hanno visto fotografato sui libri di storia. 

A parte ciò il museo risulta molto disordinato e anche abbastanza approssimativo soprattutto nella disposizione dei reperti, prescindendo dalla qualità degli stessi a mio modesto avviso veramente alta.

All’uscita vediamo roberto con il tomi appeso al collo a mo' di crocifisso…

 

Anche in pieno centro vicino al fiume (mai vista tanta immondizia in un corso d’acqua) la festa peruviana di vigilia impazza. Noi pur essendo satolli dal pranzo ci immergiamo nella baraonda e riproviamo a mangiare tutto di nuovo.

Ormai il pomeriggio è finito e mi dedico ormai all’ultima mail peruviana e poi è giunta l’ora di andare all’aeroporto.

Si comincia con i saluti.

Laura “er capo” la lasciamo a lima poiché lei “caghetta” prende altri aerei per il rientro in madrepatria. E allora come negli ultimi giorni:

Ciao laura… ciao mitica… ciao ciao ciao ciao... Ma vaffanculo!!!           

 

Al gate sembra che il volo sia veramente pieno e rimangono a terra 4 dei nostri. L'hostess comunica: “chi rinuncia la volo avrà un “buono viaggio “ di 400$. Mi fiondo al banco non per i soldi (figuriamoci) ma per evitare la notte seduto in aereo. Odio dormire in aereo, anche perché non ci riesco.

Richiedo conferma 2 volte alla gentile hostess per evitare di perdere domani sera la coincidenza atlanta roma. La risposta è: “No problem sir”. Vabbè. Mi pregusto già la notte disteso sotto le coperte.

Il volo decolla e la sempre meno gentile hostess mi da tutti i voucher e mi dice ci vediamo fra 24h.

Cosa???

Alla fine dopo una bella discussione mi caricano sul lima-L.A. da cui prenderò la coincidenza per atlanta dove rincontrerò gli altri.

Il premio offerto solo se ci fosse stata la completa rinuncia al volo viene confiscato.

 

Ricordo del periodo francese: il lima-L.A. è un fiammante AIRBUS 340-300 visto passare 1000 volte sulla mia testolina quando lavoravo a tolosa. Il migliore aereo (per quanto riguarda gli optionals di bordo) su cui abbia viaggiato e in più ho 3 comodi posti su cui stravaccarmi per dormire.

Per la prima volta mi addormento prima del decollo e l’hostess mi sveglia che siamo già negli stati uniti. Figo.

 

28/07/2003 Los angeles

Un caffè e sono di nuovo in volo verso atlanta con affianco un vecchietto californiano con il quale abbiamo discusso per tutto il viaggio delle cose più strane. Pensava fossi uno scrittore (puoi capire… avevo davanti un genio).

Sbarco ad atlanta.

Ho 1/2 h per cercare il volo per la malpensa per salutare la metà del gruppo che torna in italia. Li trovo in coda al gate. Purtroppo il tempo è poco per un bel saluto avrei voluto dire loro parecchie cose. Peccato.

Il viaggio è ancora lungo e trovo al gate di roma donatella paola carolina elisa e rita (che mi accolgono in festa. Che bello). Con loro si ride e si riderà ancora tutto il viaggio di ritorno riuscendo ad avvicinare carolina seduta veramente distante in barba alle rigidissime (questa volta) hostess della delta.

Sapore d’italia.

L’aeroporto di roma ci appare – elegante, preciso, macchinoso ed efficiente di LA ed atlanta ma molto più spontaneo. La prima scena: 2 finanzieri che si rincorrono e scherzando si toccano il “pistolino” a vicenda; non posso non raffrontarli al rigido comportamento del funzionario della dogana di LA che mi tratta con supponenza e sufficienza, scuotendo la testa dall’inizio alla fine del nostro incontro solo perché anzichè scrivere sulla carta d’ingresso "transit to italy" ho segnato "transfert" come se fossi un bagaglio. E allora penso che hanno bloccato marisa presumendo avesse il passaporto falso o alla tabella nutrizionale sull’etichetta di una bottiglietta d’acqua: calorie 0%, carboidrati 0%, grassi saturi 0%, grassi insaturi 0%… cazzo è H2O!.

Ma comunque e sempre VIVA l’America.

 

Dopo un bel cappuccio preso a roma è giunta l’ora di salutarsi con la ripromessa di rivederci presto al sud, al nord, al centro o chissà.

Discutendo qualche tempo fa roberto (e gli altri concordavano) asseriva che circa il 50% di un viaggio è fatto dalle persone, il resto dalle meraviglie che vedi. Io ero un po’ scettico, la percentuale la davo al 70 – 30 forse perché fortunatamente mi è andata sempre bene. Dopo questo viaggio ho cambiato idea.

Vi ricorderò per molto.

 

Laura: Ciao mitica, ciao ciao….

Donatella: una grande!

Erminia detta mimma: intelligente, interessante grazie per le chiaccherate intelligenti e i sorrisi per la risolutezza talvolta dimostrata ( non potremo mai scordare l’ultimatum al portiere dell’albergo di cusco per le pessime condizioni della camera)

Elisa: sei molto carina quando sorridi, fallo più spesso

Marisa: abbiamo iniziato a parlare un po' tardi verso la fine del viaggio, peccato non averlo fatto prima

Gabriele: grazie per le risate

Roberto: il capotroie (ricordi? Arequipa), risate a crepapelle, soprattutto: “Slavi brave gente!!!”.

Carolina: milioni di parole. Belle.

Rita: indipendente, perfetta nella sua organizzazione. Grazie per le mitiche caramelle svizzere.

Paola: spiritosa, solare aperta e sempre sorridente. Mi sei piaciuta.

 

Sto passando in mezzo a belle nuvole bianche e tonde in atterraggio su torino. Quanto è bello volare verso posti sconosciuti. Spero di porterlo fare ancora per tanto...........

                                                                                         Alessio